La principessa di ghiaccio

 TitoloLa principessa di ghiaccio

Autore: Camilla Lackberg
Pagine: 458 pagine
Editore: Marsilio (13 gennaio 2010)
Collana: Farfalle

Ho scelto di iniziare la lettura de “La principessa di ghiaccio” perché avevo appena finito una serie di letture “impegnative” e cercavo una storia più leggera che mi coinvolgesse. Del resto, c’è migliore scelta di una detective story per sentirsi coinvolti nel racconto e estraniarsi per qualche ora dalla quotidianità?

ERRORE!

Mi sono trovata imbrigliata in una storia noiosa, lenta lentissima, costruita intorno a personaggi senza una personalità, poco caratterizzati, inconsistenti.

La narrazione gira spesso a vuoto, in un continuo ammassarsi di eventi che non servono all’evolversi della vicenda. Ho avuto l’impressione che l’autrice abbia scritto un romanzo di 100 pagine e poi ne abbia “interpolate” 200 giusto per aumentare il volume.

Non c’è tensione, non c’è suspance, non c’è inquietudine.

Sebbene l’introduzione della storia mostri tutti i presupposti per l’elaborazione di un buon giallo, l’autrice (al suo esordio) si perde nella storia d’amore tra Erika, scrittrice nei panni dell’investigatrice e Patrick, poliziotto con qualche intuizione intelligente sparsa qui e lì.

L’unico spunto interessante l’ho trovato nell’inserimento della figura marginale della sorella di Erika, Anna, nei panni della donna maltrattata dal marito e, nonostante ciò, innamorata e succube delle scelte di lui. Paradossalmente, sebbene la storia familiare di Anna sia, in buona parte, slegata dai restanti avvenimenti, si è rivelata  l’unico vero motivo che mi ha trattenuta dall’abbandonare il libro.

Inoltre le procedure seguite dalla polizia durante le indagini sono poco credibili. Anche se non sono un’esperta, mi sembra improbabile che, in seguito al ritrovamento di un cadavere in un’abitazione, quest’ultima resti accessibile a chiunque abbia una chiave. Nella migliore delle ipotesi l’appartamento/edificio viene almeno sigillato, a meno che in Svezia non sia neppure contemplata la possibilità che qualcuno possa inquinare le prove.

In sintesi, non ci siamo. Niente a che vedere con la trilogia di Larsson (con tutti i suoi limiti), o con gli intrecci dei romanzi di Aghata Christie (citata perfino in copertina!)

La mia domanda è: come è possibile che un romanzo con così poca sostanza abbia potuto raggiungere un successo mondiale? Come si può definire una scrittrice, evidentemente ancora acerba, una “novella Aghata Christie”?

HOW MANY STARS? ★★☆☆☆

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